Per decenni abbiamo dovuto accettare la rappresentanza degli Ordini, senza poterci ribellare. Questo ha fatto sì che qualunque istanza, qualunque intervento da parte degli Ordini sul legislatore italiano od europeo avvenisse senza bisogno di ottenere alcun consenso preventivo da parte degli iscritti allo stesso Albo. Prova ne sia, ad esempio, la Direttiva CEEE 85/384 che regola il riconoscimento dei titoli abilitanti alla professione di architetto in Europa, che ha previsto il doppio esame solo per i laureati nelle facoltà italiane, penalizzando le lauree del nostro Paese rispetto a quelle degli altri partners europei. Tutto ciò è stato fatto sentito il parere degli Ordini (non dei professionisti architetti), ma quando si tenta di aprire una discussione su questi temi o sulla rappresentanza coatta degli architetti,gli Ordini oppongono l’alibi della tutele dell’interesse pubblico generale. L’Ordine,dicono, non è nato per tutelare l’interesse dei professionisti bensì è ente “super partes”,atto a garantire il controllo e la qualità delle prestazioni professionali nel nostro Paese ed agire contro i professionisti, qualora questi ultimi, per qualunque motivo, fossero indotti a trasgredire le norme previste dagli Ordini stessi. Noi del Co.di.Arch. abbiamo sempre espresso molti dubbi in proposito ed è certo che più volte abbiamo tentato di presentare all’opinione pubblica le nostre enormi perplessità, ma non siamo mai riusciti a rompere il muro del silenzio che gli stessi Ordini hanno imposto per anni su questi temi. Poniamo a tutti quindi una serie di domande che più volte ci siamo posti: Se un Ordine è pagato dai suoi iscritti ma tutela gli interessi pubblici generali, chi tutela gli interessi dei professionisti? E chi paga questa tutela? Se è vero che gli ordini professionali garantiscono solo gli interessi più generali,perché mai dovrebbero essere proprio i professionisti a pagare la tutela di questi stessi interessi? Perché non è il pubblico a farsi carico dell’onere di pagare la tutela di questi interessi? E ancora: se gli Ordini tutelano esclusivamente l’interesse generale,come mai si presentano sempre e comunque come rappresentanti della categoria di fronte al Parlamento, per chiedere incessantemente riforme a nome della stessa categoria professionale? Non è forse lecito pensare che l’iscrizione all’Albo, in questo modo, diventi automaticamente un’iscrizione ad un sindacato di categoria imposto per legge? Se l’Ordine è considerato un ente “super partes” tutore di interessi generali, perché mai viene retto da colleghi concorrenti operanti sullo stesso mercato dei colleghi controllati? Chi ci dice che questi stessi professionisti siano effettivamente i migliori controllori della qualità delle prestazioni e dell’interesse generale, visto che agiscono ogni giorno sul mercato per ottenere incarichi professionali e sono portatori di interessi privati e particolari? A queste domande gli Ordini italiani non hanno mai risposto e crediamo mai risponderanno. Oggi però l’Europa ci impone di farlo. La Commissione europea incalza e sono pronte procedure di infrazione contro il nostro Paese in fatto di professioni. E vi è anche una mossa a sorpresa che i poveri architetti ignorano : “la formazione continua e permanente obbligatoria”,a pagamento s’intende, e la verifica della permanenza dei requisiti professionali affidate a loro, ovvero a colleghi concorrenti operanti sullo stesso mercato professionale dei colleghi controllati. Operazione “geniale” proposta al Parlamento attraverso il CUP (Comitato unitario degli ordini e dei Collegi professionali con sede presso il CNA )Il Co.di.Arch. è nato per tutelare gli architetti,tutti gli architetti, anche quelli che dopo avere sborsato fior di milioni di vecchie lire per laurearsi, non sono abilitati e si vedono oggi scavalcare dai laureati tedeschi, inglesi, danesi, polacchi oppure anche italiani ma laureati in Svezia o in Olanda, che non hanno alcun bisogno di superare ulteriori Esami dopo la laurea controllati dai loro colleghi concorrenti. Ecco perché il Co.di.Arch., dopo avere eletto il mese scorso nel consiglio dell’Ordine di Milano il suo presidente Alberto Scarzella, si presenta a Monza con una propria lista. |